"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

venerdì 12 marzo 2010

RACCOLTA DIFFERENZIATA (7) - vecchi racconti inediti del Nick


MERITOCRAZIA ELEMENTARE


Bella era la nostra scuola elementare di via Edoardo Curti. Aveva l’intonaco rosa e l’orologio sulla torretta centrale come i campanili delle chiese, e si chiamava Edoardo Curti uguale alla via.

Questo Edoardo Curti se non lo sapete era quello del Curtiriso e tanti tanti anni prima quand’era financo podestà aveva fatto costruire la scuola e dopo vaffanculo era morto.

Nell’atrio della scuola Edoardo Curti in via Curti c’era il monumento di pietra con la testa Curtiriso del commendator Edoardo Curti benefattore Curtiriso, era lì nell’atrio dove ci si metteva in fila tutte le mattine a dire le preghiere democristiane e ci guardava, e ti sembrava che le preghiere le dicevi proprio alla testa benefattrice di pietra del grande Signor Commendatore Curtiriso Sempre Sia Lodato.

Dicevano che in vita era stato un bravuomo e io ci credevo – altra pasta, il Curtiriso, dal Rusconi che inquinava e ammazzava di silicosi gli schiavi del cementificio – ma a me quella testa mi metteva lo stesso a disagio.

In seconda come bambino nuovo ero arrivato io, e subito diventai il problema della classe per il fatto che i primi giorni all’intervallo giocavo con le femmine invece che coi maschi. Le femmine mi parevano un po’ meno stupide e più desiderabili, in sostanza. E poi loro vanno sempre matte, per “quello nuovo”. Giocavano a rincorrermi come se il premio in palio fosse stato sposarmi, solo che poi ne avevo malmenata una che mi stava sul culo e la maestra Piera aveva messo tutti in castigo per colpa mia perché diceva che le femmine non si malmenano e i maschi moderatamente sì, io però ero per la parità.

In terza era arrivato un altro bambino nuovo che si chiamava Paolo Lizzenci e diventò il primo della classe, ma proprio primo primo senza sforzo, non era colpa sua, era fatto così, potevi prenderlo a cazzotti ma non sarebbe cambiato, era così primo che se il secondo prendeva 7 a lui dovevi dargli 10+, e se prendeva 7 lui non c’era scampo, voleva dire che gli altri eravamo tutti bocciati, porcu dìghel.

E poi c’era questa gara che la maestra Piera aveva inventato per imparare divertendosi, che lei faceva domande tipo quiz e il primo a rispondere guadagnava dei punti, c’era ‘sta gara con la sua bella classifica Curtiriso per ogni materia, solo che poi la classifica di storia era capeggiata da Paolo Lizzenci, quella d’italiano era dominata da Paolo Lizzenci, in geografia era largamente in testa Paolo Lizzenci che era irraggiungibile anche in tutte le altre dalla matematica alla religione, insomma incasellava punti solo lui e si divertiva solo lui e era anche un pochino una rottura di maroni, si sarebbe dovuto mettergli un bavaglio oppure pagarlo in soldi o merendine o figurine per non partecipare, come Alfredo Binda che era qui di Cittiglio il paese vicino al nostro e lo pagarono per non partecipare al Giro d’Italia, se no vinceva sempre lui e gli altri si rompevano per così dire il cazzo.

C’era un po’ di battaglia solo in geografia, dove Paolo Lizzenci aveva tipo 2000 punti e la Maura Guffanti era attestata a 35 o 36, perché era più preparata di lui sui fiumi. Paolo Lizzenci sapeva tutte le capitali ed era bravissimo a “con chi confina” e a “quali mari bagnano”. Gli piacevano molto anche i monti e i laghi, i fiumi invece gli stavano antipatici e li lasciava tutti a quell’altra secchiona della Guffanti.

Questo Paolo Lizzenci era uno così educato che l’unica cosa dove si sbagliava erano le parolacce. Diceva cose come “Vai a vaffanculo”, o “Vada via al culo”, e un giorno, lo giuro, un giorno mi chiese che cosa voleva dire cazzo – credeva che fosse “Una parola inventata, come cacchio”.

Neanche cacchio è inventata, gli dissi. È sempre quel coso Curtiriso che ti penzola in mezzo alle gambe. Paolo Lizzenci ci rimase malissimo.


Fatto sta che nel ’78 quando noi andammo in prima media c’era ancora questa consuetudine di quel mondo antico e perduto che si chiamava meritocrazia: i migliori di ogni sezione venivano richiamati giù di sotto alle elementari in via Edoardo Curti che erano separate solo da una scalinata, venivano richiamati giù una bella mattina, e con una gran cerimonia d’onore davanti a tutti quelli delle elementari schierati nell’atrio davanti alla testa di Curti gli veniva consegnata dalla signora Curtiriso vedova di un rampollo Curtiriso questa borsa di studio, che era un assegno di 50mila lire, non un grande sforzo, una cifra simbolica, ma che per quei tempi non era mica tanto bassa e faceva molto comodo, soprattutto a famiglie come quella di Paolo Lizzenci che c’era il padre salariato e la madre casalinga e tanti debiti e due figli maschi da mantenere e che ogni due mesi gli cambiava la misura delle scarpe.

La maestra della sezione A fece le cose giuste e propose il nome di una certa Emerenziana, anche la nostra ex maestra della sezione B fece le cose giuste e propose naturalmente Paolo Lizzenci, ma la vedova Curtiriso aveva puntato i piedi e aveva detto che era ora di finirla con questo maschilismo oscurantista e aveva preteso il nome di una femmina anche per la sezione B, ed era saltato allora fuori questo nome di femmina che non sto a dirvi perché non è giusto, lei poverina non aveva colpa, non c’entrava niente in questa porcheria.

Ora, la porcheria divenne ancora più porcheria perché si sviluppò così: ogni premiato veniva spedito giù alla gran cerimonia d’onore Curtiriso accompagnato da due paggetti, e per fare da paggetti d’onore alla nostra femmina indegna premiata (ma non era colpa sua) quella mattina venimmo scelti io, e fin qui va tutto bene, e come secondo paggetto, crudeltà delle crudeltà, porcheria delle porcherie, il povero Paolo Lizzenci.

Va detto che il povero Paolo Lizzenci la prese molto sportivamente, a dirla tutta sembrava non gliene fregasse uno stracazzo, forse chissà era persino contento di non dover prendere soldi da quell’arrogante della vedova Curtiriso e di non dover baciare i piedi della vedova Curtiriso, una vecchia ex attriciuzza un po’ spocchiosa che aveva fatto una particina con Totò e che adesso si credeva una grandonna solo perché era la vedova ricca del figlio di un granduomo, come se fosse un merito dico io. Questi qui coi soldi vedete sposano sempre le attrici o altri oggetti consimili, e questi oggetti poi sono sempre i primi a lamentarsi del maschilismo nel mondo.

Ma la porcheria fu lo stesso un’ingiusta porcheria di psicodramma, perché dovete sapere che proprio quell’anno la mamma di Paolo Lizzenci aveva accettato di diventare rappresentante dei genitori alle scuole elementari dove andava il fratellino di Paolo, e alla grande cerimonia di consegna delle borse di studio e di premiazione dei migliori che non erano i migliori (non tutti e due) dovette esserci anche lei.

Solo che madre e figlio erano lontanissimi ai lati opposti della sala, e dalle loro facce poverini lo capivi lo psicodramma, perché lo psicodramma parte I era che la madre sapeva già tutto, ma vedendo arrivare lì suo figlio Paolo le era preso un mezzo colpo: temeva che lui non sapesse, che fosse sicuro di vincere e che per la premiazione a sorpresa di quell’altra ci sarebbe rimasto tanto tanto male, da mettersi a piangere. E lo psicodramma parte II era che il figlio sapeva già tutto e gl’importava poco, ma vedendo lì la madre pensò che la madre non sapesse e la immaginava pronta ad applaudirlo tutta commossa e tutta fiera di lui, e che per la premiazione a sorpresa di quell’altra ci sarebbe rimasta tanto tanto male, da sentirsi proprio male, e allora c’era Paolo Lizzenci che guardava la madre pallido e preoccupato e quasi tremava per lei, e c’era la madre di Paolo Lizzenci che guardava il figlio pallida e preoccupata e quasi tremava per lui, insomma vedete che porcheria, vedete che situazioni di merda può creare anche un gesto di beneficenza quando è gestito da persone che farebbero meglio a pensare a giocare a bridge con quelli come loro, e lasciar perdere di giocare coi sentimenti della povera gente solo per farsi più belli.


Io, per me, quel giorno fui contento come non mai di essere una testa di rapa, così almeno nella vita non mi sarebbe capitato di subire ingiustizie come quella che subì quel giorno il mio compagno Paolo Lizzenci, e poi voglio dire solo un’altra cosa e dopo ho finito, voglio dire che se la meritocrazia era così tanto valeva, han fatto bene ad abolirla.

31 commenti:

  1. Cazzo se scrivi bene. Sulle prime non m'ero accorto.

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  2. Ecco, andiamo per ordine.
    Tutti abbiamo avuto tra le palle un Paolo Lizzenci. Penso addirittura che qualche volta nel mio oscuro passato sono stata a mia volta il Paolo Lizzenci della situazione.
    Detto questo, che crudeltà povero Paolo. Ma se non accadessero cose come queste, la mia futura carriera da psicologa sarebbe ad uso e consumo dei soli matti. Quelli veri intendo. Quelli che credono che esista ancora la meritocrazia, quelli che storpiano i valori e si riempiono la bocca con paroloni distorti dal sapore nostalgico. Preferisco i nevrotici. Una bella nevrosi aiuta a vivere meglio (lo psicologo s'intende).

    Non vedo l'ora di leggere il tuo libro.

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  3. non so perchè, ma questo mi è piaciuto particolarmente

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  4. Il mio Paolo Lizzenci l'ho incontrato al Liceo,era talmente bravo ed intelligente che dopo 50 minuti aveva già finito le versioni di greco e latino dei compiti in classe e per divertimento si metteva a tradurle nell'altra lingua.quando andava male prendeva 8 se no 9 o 10,io invece lottavo due ore per arrivare tra 5 e 6.Umiliante!

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  5. * SCIUSCIA
    Grazie, sei sempre troppo generoso. (Anche se in realtà, false modestie a parte, devo confessarti che sono piuttosto d'accordo con te...) :D

    *Valentina
    Mi fa piacere che ti piacciano i nevrotici: io sto messo così male che non faccio differenza tra neurodeliri e neurodelizia.

    *unwise
    Thanks, come sempre!

    *Euterpe
    ehm... non so come dirvelo a tutti quanti ma... Paolo Lizzenci è l'anagramma di Nicola Pezzoli... io però, per farmi perdonare l'imperdonabile genialità (che non era secchionaggine, studiavo venti minuti alla settimana) una volta finita la mia versione, invece di cazzeggiare, mi mettevo ad aiutare i compagni in difficoltà.

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  6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  7. No non me n'ero accorto dell'anagramma! Ottimo il linguaggio da studente mi sembrava di essere in classe... (o come direbbe la mia prof. di italiano ottima eclissi e regressione del narratore supportata da un sapiente uso del discorso indiretto libero XD )

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  8. proprio bello, un racconto "serio" ogni tanto ci vuole, viene fuori lo scrittore.
    sulle *crazie... non ne ho ancora conosciuta una che mi piace.

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  9. Ti faccio davvero i complimenti zio!

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  10. Nick, mi ero accorto che eri tu...ma non perchè sono esperto in anagrammi.

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  11. ...piacere, Elio Varamiani!
    Caspita, mi è venuto in mente che anch'io ne avrei da raccontare al riguardo, magari lo farò sulla spirale viola, in un momento più adeguato (ora come ora no, grazie, devo smaltire una fastidiosa cefalea indotta da uno sgradevole 3-1) intanto la saluto e la ringrazio per la cef...ops, per l'ispirazione!

    con stima,
    Elio

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  12. Anche a me bastavano venti minuti studio al giorno per andare bene a scuola...( arrivare al 6 piú che sufficiente per me ! )ma nessuno voleva il mio aiuto...il 6 non da la hall of fame !ehehhehe
    Prima di leggere i commenti ho letto il post e non so perché quel Paolo Lizzenci mi fapeva di te...forse perché ho avuto in classe un certo Luca Crovi...lo conosci ?

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  13. *4EverInter
    Luca Crovi? No, non avevo il piacere. Però è incredibile come sul web tutto sia collegato con tutto: vado a fare una ricerca sul suo nome e fra i primi risultati te lo trovo sul sito di Andrea Villani, uno scrittore di Parma conosciuto un anno e mezzo fa alla Feltrinelli di Varese...

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  14. * Emi-Elio
    visto che mi sfidi sugli anagrammi, te ne regalo qualche altro del mio nome:
    LANCIO IL PEZZO
    OPEL LINCIO' ZAZ
    ZIA LIP CON ZELO
    LE PIZZICO L'ANO
    CAZZO, IL PILONE!
    OP! C'E' ILLAZZION
    IL CAPEZZOLINO
    POLICAZZO LINE
    LOZIONI PE 'L CAZ
    ALIENO COLPI' Z.Z.
    ALICE N'IL POZZO
    ALCOLIZZO PENI
    NO CI ALZI PLEZO!
    (la maggior parte sono volgari, ma con quelle due Z del cazzo è quasi obbligatorio...)
    E poi l'ultima, dedicata ai nostri beniamini nerazzurri di ieri sera:
    POLLI, ZZIO CANE!

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  15. Luca corvi non e un anagramma é proprio il nome e cognome del mio "amico" e compagno di scuola...anche lui dedicato all'altre di scrivere anche se di tutt'altro genere
    non sfiderei mai uno scrittore . eheheheheh nel suo campo...le parole..pirla ma non tanto eheheheh
    Un abbraccio

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  16. Sì, sì avevo capito, infatti l'ho cercato su google come Luca Crovi... La sfida degli anagrammi era per l'amico Emiliano Riva/Elio Varamiani... ma naturalmente può leggerli chi vuole... :-))

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  17. POLICAZZO LINE :D
    OPEL LINCIO' ZAZ :D :D
    NO CI ALZI PLEZO! :D :D :D

    io che posso offrire? vediamo...

    vino, mari e ali
    i nomi, lavarei!
    io al mini rave
    l'amori e i vani
    va'milano ieri!

    Poi mi sono ricordato che c'è anche un Carlo in mezzo che poteva tornare utile, ed è uscito:

    ironia, mi vole calar!

    ma soprattutto la frase che qualcuno ha detto a Ferrara al 93' di Juve-Milan:

    Ciro, il Milan è avaro!

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  18. 'sti anagrammi m'hanno fatto schiantare, siete bravissimi! :D

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  19. Io al liceo sono diventato più stupido col passare del tempo. Come il vino. Cioè, non che il vino diventi stupido... magari se ne bevi parecchio lo diventi tu, ma dicevo. Sono diventato stupido e ho smesso di capire non ricordo più quando :ho anche iniziato a perdere la memoria.
    Lo zio è fottutamente bravo, non si può che concordare

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  20. Dai Zio, non era così difficile capire chi eri tu nel racconto, anche senza l'anagramma... ho finito il libro ieri sera, appena trovo 15 minuti ti mando un mail :)

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  21. *Greg
    va a finire che lo zio si commuove...

    *allelimo
    intanto grazie per essere entrato a far parte dei miei (pochi ma buoni) lettori. :D

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  22. Complimenti zietto! Posso chiamarti così?
    :-)
    Sei anche geniale!

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  23. *Simona
    Be'... se prima mi commuovevo, adesso mi sciolgo! Con quel profilo così carino puoi chiamarmi come vuoi. Però non dirmi geniale più di una volta alla settimana, se no il mio ego chi lo tiene più?
    A parte gli scherzi, benvenuta a bordo! :-)

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  24. Ehilà Zio, tacchinamento via blog non lo avevo ancora visto... :)

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  25. Silenzio, o faccio sgombrare l'aula :-)

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  26. Caro Scriba, che tu lo creda o meno io sono una nipote di quella testa di Curtiriso che ti trovavi a omaggiare ogni mattina a scuola. Non ho alcuna parentela, invece, con la vedovaccia, che era la seconda compagna di mio nonno (il figlio di...), il quale abbandonò mia nonna e mio padre quando il secondo era ancora in tenera età per svernare con la tipa che tu descrivi così perfettamente. Del resto, la dessa abusava un pochino del suo ruolo - se vogliamo parlare di meritocrazia - perché pochi metri in linea d'aria e in alto dalla tua scuola era mio padre (allora ancora Curtiriso pur'esso, per qualche anno sino a quando l'azienda non divenne De Benedetti/Nestlé), che avrebbe fatto carte false (come poi fece) per beneficiare asilo e elementari. Pensa, se aspettavi qualche anno a crescere, ti ritrovavi a far proskinesis di fronte al testone del DeBenedetti - forse - per un'estensione priva di senso ma che mi fa ridere assai. Ma a te o a me di queste faccende importa ben poco.
    Mi hai fatto ricordare Gemonio e (strano a dirsi) ne sento la mancanza. Come le cose che ritrovi di quando sei piccolo, ma presentate da altri. Interessante.
    Scrivi benissimo, ora che ti ho scoperto ti punto. Mi spiace per te ma i Curtiriso (gli eredi, non quelli buoni) ti perseguitano ancora.

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  27. * Cristiana Curti
    Perdonami per il ritardo di pubblicazione, ma sono così imbranato in queste cose che, dopo aver inserito la moderazione per i post più vecchi, ero convinto che il segnale della presenza di eventuali commenti su di essi apparisse come per magia nella pagina principale del blog, mentre ovviamente dovevo andare a farmi un giretto su impostazioni e moderazione commenti...
    Mi ha fatto un immenso piacere la tua testimonianza così garbata e intelligente su un racconto che, a causa del mio stile al tempo stesso umoristico e provocatorio, leggero e cattivello, avrebbe anche potuto offenderti per il modo un po' superficiale di trattare l'argomento Curti (con tanto di errori storici che mio padre non ha mancato di farmi notare...)
    Felice di aver guadagnato una lettrice e, spero, un'amica: quando lo dico sembra sempre una posa retorica, e invece sono cose che possono illuminarti una giornata!
    A proposito. Ti dici lontana da questo benedetto-maledetto Gemonio-Demonio: da dove mi scrivi?
    Per intanto ti ringrazio, ti saluto e ti abbraccio.

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  28. Zio, io ti ho risposto. Ma non capisco se ti ho risposto. E dove. Batti un colpo. Cristiana

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  29. Nel dubbio riscrivo. Dunque, grazie per l'amicizia assolutamente ricambiata. Nessun problema in relazione ipotetiche offese (se mai dovrei ringraziare per aver ricordato il cognome, non ti pare?). Io ti scrivo fra MI e VE (in volo) perché la mia vita è lì divisa, benché vorrei essere più a VE che a MI (ma non mi lamento certo). La tua scrittura è fulminante e mi ricorda ogni avanguardia possibile e immaginabile del '900 oltre a una sana logorrea tutta lombarda. A quando uno scritto che spaccherà definitivamente i muri della sordità? Sei un grande musicista. A presto, spero di fare bene stavolta, sono inesistente come compiuterista. Un abbraccio Cristiana

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  30. Mistero: nei commenti da moderare ho trovato solo questi due, mentre setacciando la terra di mezzo aprile-giugno non ho rilevato alcunché... L'importante è che tu abbia avuto l'intuizione di riscrivere...
    Con Milano non ho mai avuto un buon rapporto, anche se devo dire che ultimamente ha saputo riscattarsi e farsi perdonare: prima con la milanesissima Kaos, casa editrice del mio ormai insperato esordio, e poi con gli incredibili successi della mia pazza pazza Inter.
    Al fascino magico di Venezia sono invece sempre stato, da bravo romanticone, ipersensibile: il mio io Artista-Eremita non solo ci vivrebbe, ma ci vivrebbe soprattutto d'inverno quando è deserta (o quasi) di turisti, scrivendo romanzi miei e leggendo le storie veneziane del bravo Alberto Ongaro, uno dei pochi italiani viventi che mi piacciano.
    Mi piace immaginarti ancora su un aereo, così da poterti abbracciare al volo e in volo, sulle ali di quell'entusiasmo un po' infantile che sempre sa darmi una nuova amicizia. Ciao!

    (e, se vuoi, vieni a leggere il mio ultimo Sorensen Puddu postato il 31 maggio: se commenti lì il commento appare subito!)

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Benvenuti a bordo!!
Questo blog è Nemico dichiarato di ogni censura. Ma sono costretto mio malgrado a ricordare che rimuovere insulti gratuiti, scorregge occulte o minacce vigliacche non è censura: è nettezza urbana. Voglio che qui da me vi sentiate esattamente come a casa vostra: quindi Liberi, ma non di pisciare sul pavimento, o mi toccherà pulire. :)