"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

lunedì 15 marzo 2010

grazie di esistere, Amico Scrittore!



A furia di postare cose mie, e articoli cattivissimi su paccottiglia italiota che cattivissimi articoli merita, non vorrei correre il rischio di sembrare il solito coglione convinto di saper scrivere solo lui, il mitomane che scrive ma non legge le cose degli altri perché non li ritiene all’altezza del suo delirio. Tempo fa il babbo (il babbo!) inviperito dell’autore di un noto prodottino da classifica mise qui un commento in cui mi dava dell’invidioso. Gli risposi che se fossi un invidioso non invidierei certo il suo pargolo, ma i veri grandi scrittori, che invece, guarda caso, ben lungi dall’invidiare, AMO, e ringrazio di esistere inginocchiandomi davanti a loro. Per dimostrare che dicevo il vero, eccovi qui sette piccole perle che spero vi incuriosiranno, e magari invoglieranno a leggere qualcuno dei libri da cui sono tratte. Ve le servirò così, pure e scondite, senza l’invadente contorno di miei voti o considerazioni. Buona degustazione!
Fa una pallottola con il mio biglietto e tenta di gettarla nel cestino della carta straccia, ma lo manca. Per un attimo entrambi fissiamo la palla di carta sul pavimento, poi mi alzo e la butto nel cestino, dove c’è anche una buccia di banana: immagino la signora Dietrich che mangia la banana in quell’ufficio minuscolo e anche questo mi rende infelice.
“Siediti” dice la signora Dietrich.
Mi siedo.
“Ho saputo che ti è morto il cane. Vuoi che ne parliamo?”.
“No” rispondo io.
“È questo che ti rende infelice?” continua lei. “O c’è qualche altro motivo?”
Sto quasi per menzionare la faccenda della buccia di banana nel cestino della carta straccia, ma mi trattengo. “No” dico. “È solo il cane”.
La signora Dietrich riflette per qualche istante e capisco che parlare di un cane morto la imbarazza: sarebbe più a suo agio a consolarmi per la morte di un genitore, o di un fratello.
“Non voglio parlarne” ripeto.
Apre un cassetto e ne trae un blocco di permessi d’entrata: comincia a scriverne uno per me. Ha una bellissima calligrafia. Penso a lei che da piccola impara a scrivere in bella calligrafia e poi cresce per diventare assistente scolastico, e questo mi fa sentire triste.
PETER CAMERON, Paura della matematica.
Kellerman fa una sosta alla distilleria del gin. “Non sappiamo cosa farcene di quegli affari là”, dice il distillatore. “Quegli affari come si chiamano che lei ha sotto il braccio”.
“È il mio papà”, dice Kellerman. “Un tempo era noto come il Martello di Thor. Ora è in formato ridotto”.
“Credevo che fossero dei ravanelli”, dice il distillatore. “Un mazzetto di ravanelli”.
DONALD BARTHELME, Atti innaturali, pratiche innominabili.
Nettuno vanta una Grande Macchia Nera, venti che soffiano ai milletrecento all’ora e, tra i suoi otto satelliti, l’incantevole Tritone: grande come la luna, con geyser di azoto, e neve rosa. Anche Nettuno ha degli anelli. Uno dei suoi satelliti minori, Galatea, è uno stabilizzatore d’anelli – o “pastore d’anelli” come vengono chiamati.
E ora Plutone. Non bisognerebbe mai prendere in giro gli afflitti, naturalmente, ma Plutone è davvero un disgustoso pezzetto di merda. Giove non ce l’ha fatta a diventare stella; Plutone non ce l’ha fatta nemmeno a diventare pianeta. Atmosfera rarefatta, una crosta di ghiaccio spessa 500 chilometri, e poi roccia. La massa di Plutone è circa un quinto della massa della nostra luna, e la sua luna, Caronte (altro cesso) è ancora la metà. Non ci sono anelli, per cui Caronte non fa il pastore: è un traghettatore, che traghetta i morti nell’inferno di Plutone. Il suo periodo di rivoluzione è uguale a quello di rotazione di Plutone, per cui questa terribile coppietta, questa terribile coppietta di pianetinfimi da due soldi, è “agganciata”.
MARTIN AMIS, L’informazione.
Questa volta non c’erano dubbi, era un umorista sottile, si burlava di me e dei suoi ascoltatori, non credeva a una sola parola di quanto diceva, praticava l’aristocratico sport di provare a se stesso che noi uomini eravamo irrimediabilmente imbecilli.
“Lei ha avuto molti amori, una vita sentimentale molto ricca?” gli domandai.
“Molto ricca, sì,” annuì, guardandomi negli occhi al di sopra della tazza di menta e cedronella ch si era portato alle labbra. “Ma io non ho mai amato una donna in carne e ossa”.
Fece una pausa per creare effetto, come se misurasse la grandezza della mia innocenza o dabbenaggine.
“Lei crede che sarebbe possibile fare quello che faccio se le donne assorbissero la mia energia?” mi ammonì, con ribrezzo nella voce. “Crede che si possano produrre figli e storie nello stesso tempo? Che uno possa inventare, immaginare, se si vive sotto la minaccia della sifilide? La donna e l’arte si escludono a vicenda, caro amico. In ogni vagina è sepolto un artista. Riprodursi, cos’ha di bello? Non lo fanno già i cani, i ragni, i gatti? Bisogna essere originali, caro amico”.
MARIO VARGAS LLOSA, La zia Julia e lo scribacchino.
Entrambi credevano nell’America, ed entrambi credevano che l’America fosse precipitata all’inferno, che fosse sempre più stritolata dalla crescita di una montagna di macchine e di soldi. Come poteva, un uomo, pensare in mezzo a tutto quel clamore? Entrambi vollero venirne fuori. Thoreau si eclissò nei dintorni di Concord fingendo un esilio volontario nei boschi – al solo scopo di dimostrare che la cosa era fattibile. Purché avesse il coraggio di rifiutare quello che la società gli diceva di fare, un uomo poteva vivere secondo le proprie regole. A quale scopo? Allo scopo di essere libero. Ma libero a quale scopo? Allo scopo di leggere libri, di scrivere libri, di pensare. Di essere libero di scrivere un libro come Walden. Dal canto suo Poe si ritrasse in un sogno di perfezione. Se dài uno sguardo a Filosofia dell’arredamento ti renderai conto che la sua stanza immaginaria fu progettata esattamente per lo stesso fine. Un luogo dove leggere, scrivere e pensare. È una catacomba contemplativa, un santuario senza rumore dove l’anima infine può trovare una misura di pace. Utopistico, assurdo? Sì. Ma anche una saggia alternativa alle condizioni dei tempi. Perché il fatto è che l’America era davvero precipitata all’inferno. Era un paese spaccato in due, e tutti sappiamo che cosa accadde solo un decennio più tardi. Quattro anni di distruzione e morte. Un bagno di sangue umano determinato proprio da quelle macchine che avrebbero dovuto rendere tutti ricchi e felici.
PAUL AUSTER, Follie di Brooklyn.
Sul soffitto e sulle pareti erano incise delle scritte. “Nati per morire”. “Ci sono uomini che comprano le stesse cose per cui altri vengono impiccati”. “Budino di merda”. “Odio l’amore più dell’odio”.
Il vicepresidente, Clifford Underwood, era seduto sull’unica altra sedia dell’ufficio. C’era un solo telefono. Il locale puzzava di piscio, ma per arrivare al gabinetto bisognava percorrere circa quindici metri di corridoio…
“A che ora gli hai detto?” domandò Underwood.
“Alle nove e mezzo” disse Mason.
“Non importa”.
Attesero altri otto minuti. Si accesero entrambi un’altra sigaretta. Si udì un colpo alla porta.
“Avanti” disse Mason. Era Monster Chonjacki, completo di barba, in tutta la gloria del suo metro e novanta e dei suoi centotrenta chili. Chonjacki puzzava. Cominciò a piovere. Si udì un camion passare sotto la finestra. In realtà i camion erano ventiquattro, viaggiavano diretti a nord ed erano carichi di merci. Chonjacki continuava a puzzare. Era la star dei Yellowjackets, uno dei migliori schettinatori delle due sponde del Mississippi, venticinque metri per sponda.
“Siediti” disse Mason.
“Non c’è la sedia” disse Chonjacki.
“Dagli una sedia, Cliff”.
Il vicepresidente si alzò lentamente, con tutta l’aria di un uomo che sta per scorreggiare, non scorreggiò, si spostò e si appoggiò alla pioggia che batteva contro lo spesso vetro giallo. Chonjacki abbassò le guance, prese una Pall Mall e l’accese. Senza filtro. Mason si protese attraverso la scrivania: “Sei un ignorante figlio di troia”.
CHARLES BUKOWSKI, A sud di nessun nord.
“Parlami di te, per favore. Se non ti dispiace…”
“Io sono psicotico” disse Rybakov. E quasi a confermare il senso delle sue parole contrasse le folte sopracciglia e sorrise con falsa modestia, come farebbe un bambino che accompagni a scuola il padre celebre astronauta per farlo conoscere ai compagni.
“Psicotico!” ripeté Vladimir, e cercò di guardarlo con espressione incoraggiante. Non era insolito che i russi matti spiattellassero come prima cosa una diagnosi; alcuni si comportavano come se la malattia fosse una professione, o una missione.
***
I parrocchiani erano inequivocabilmente russi. Impossibile sbagliare. Facce stanche e severe, di uomini e donne che anche nella meditazione della preghiera sembravano pronti a prendere a calci nel culo chiunque, se si trattava di difendere la propria dose di barbabietole e zucchero o il posto per parcheggiare la microberlina Lada tutta rotta.
GARY SHTEYNGART, Il manuale del debuttante russo.

14 commenti:

  1. ottime segnalazioni, zio
    adesso magari il babbo di quell'autorone ti scriverà lamentando il fatto che non hai segnalato l'opera del figlio in questa rassegna..

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  2. Quattro celo, tre manca - metto in lista "da cercare in biblioteca" Cameron, Barthelme e Shteyngart :)

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  3. * Marco
    non credo, quelli sono maniaci che passano il tempo a far ricerche sul web digitando il nome della loro casata... se non li nomini invano, non c'è pericolo... :D

    * allelimo
    penso che non ti pentirai... di Cameron, oltre a questo che è un (ottimo) libro di racconti, consiglio il romanzo UN GIORNO QUESTO DOLORE TI SARA' UTILE

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  4. Caspita ti piace Vargas Llosa! Secondo me è uno dei più grandi del 20° secolo in Sudamerica, io lo preferisco a Garcia-Marquez però in Italia è meno conosciuto.

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  5. mi hai fatto venite un attacco da acquisto e lettura istantanea zio!
    un saluto

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  6. * Euterpe
    Il bello è che Gabriel e Mario sono stati amici, finché non hanno rovinato tutto facendo a botte (non ricordo più chi dei due diede un pugno in faccia all'altro). Io non sono certo fra quelli che denigrano Marquez dandogli del fumettista (lo definì così un certo Montanari, uno dei tanti nostri compatrioti che si credono Scrittori, e l'editoria che ci ritroviamo glielo lascia credere...) e anzi ho molto apprezzato soprattutto i suoi romanzi brevi, come NESSUNO SCRIVE AL COLONNELLO e L'AUTUNNO DEL PATRIARCA, ma fra i due Vargas Llosa tutta la vita. LA ZIA JULIA E LO SCRIBACCHINO è un delizioso capolavoro.

    * Ernest
    Lieto di avertelo fatto venire! Visto che qui da noi oltre agli scrittori latitano pure i critici onesti e disinteressati... è un lavoraccio ma qualcuno deve pur farlo. :D

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  7. Visto che ai tempi della scuola "I malavoglia" (quella stramaledetta barca e quei ca**o di lupini!)mi hanno fatto passare tutta la poca voglia che avevo di leggere, farò ancora una volta copia/incolla/stampa! Prima o poi, prima di dormire, gli darò un'occhiata.

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  8. grazie Nicola, lo conservo questo post come un ottimo "consiglio per gli acquisti"...
    non ne ho letto uno di quelli che citi! :)

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  9. * Stefania
    la scuola italiota è fatta apposta per far andar via la voglia di leggere... non vorrai mica dargliela vinta! :D

    * robydick
    corre voce che tu abbia appena letto e recensito il romanzo di un altro grandissimo, quindi per il momento puoi stare a posto così... :D :D

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  10. Non ho letto niente di Amis,Barthelme e Shteyngart. Quale mi suggerisci di iniziare a leggere?

    Ho trovato molto bello questo post. Penso che diventerò un topo d'archivio ( il tuo! )
    Ciao!
    Giacinta

    P.S.
    Ho risolto il problema del giallino. Evidenzio tutto in blu!

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  11. * Giacinta
    Se ami i romanzi, direi più Amis o Shteyngart (quello che ti attira maggiormente dagli assaggi letti...); Barthelme è grandissimo a sprazzi, ma la sua è una scrittura più pirotecnica e semidemenziale, fatta soprattutto di racconti brevi, che secondo me va centellinata a piccole dosi, altrimenti ti satura.
    Ciao! :D

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  12. Gary Shteyngart è bravissimo, il primo libro per me è grandissimo.
    Qui (http://slec.splinder.com/tag/gary+shteyngart) ne avevo scritto.

    PS: Amareproduzioniagricole sono sempre io:)

    ciao e a presto

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  13. * franz
    sì, sì, lo sapevo, perché ero venuto a curiosare partendo dal tuo link da giacynta, la nostra comune splendida amica... Di Gary ho letto anche Absurdistan, e mi è piaciuto pure quello...
    intanto benvenuto a te, e grazie! :)

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Questo blog è Nemico dichiarato di ogni censura. Ma sono costretto mio malgrado a ricordare che rimuovere insulti gratuiti, scorregge occulte o minacce vigliacche non è censura: è nettezza urbana. Voglio che qui da me vi sentiate esattamente come a casa vostra: quindi Liberi, ma non di pisciare sul pavimento, o mi toccherà pulire. :)