"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

domenica 14 febbraio 2010

Neurodelizia (16)


mordìlla salvami tu



Quando incontrai Mordilla non me ne fregava più niente. Facevo colazione di sera, guardavo la tv spenta e ci facevo pure zapping, ma ubbidivo lo stesso alla pubblicità (per esempio cambiavo magnaccia telefonico 3 volte al dì), e andavo di corpo soltanto se mi andava a genio. Al cellulare rispondevo solo quando aveva la gentilezza di non suonare. Cercavo anche un A-Social Network a cui si potesse iscrivere chi gli sta sulle balle la gente, ma non ne trovavo, anche perché non navigavo a Vista, ma col computer in stand by. Avevo dei problemini. Ero nauseato da tutto: non guardavo neanche più nel cannocchiale con cui per mesi avevo sbirciato la ragazza dell’appartamento dirimpoppe. Ormai le avevo contate e stracontate: poppe ne aveva solo due, non ce n’erano cazzi, che noia. Quanto al bidé, con lui non ci parlavo da mesi, e avevo rotto anche con la paperella di legno, da quando l’ebbi beccozzi nel cassetto a spettegolozzi alle mie spalle sugli affari miei con tutti gli altri portatovaglioli. Non ci si dovrebbe mai confidare con nessuno. Mordilla è una vampirla mordiglande. Non voglio fargliene una colpa, intendiatevi, ma le definizioni sono importanti e quindi andava detto. L’homo mica tanto sapiens ha fallito in tutto, ma è pur sempre un’ottima etichettatrice. Io per esempio, perché negarlo?, sono uno swiftiano leyneriano ascendente cyberpunk, e un suinteista boh global no parrokkial decaffeinato nein danke tre cucchiaini grazie, e se proprio volete saperlo sono un tropposessuale con l’aggravante dell’alta statura, e per di più (questa non so se confessarla, sto sudando freddo!) sono un probabile mancino mancato, e chi più ne ha più la smetta.


FREE SPACE: disegna qui il tuo tapir-struzzo cocainomane e poi mungilo piano


Il free space doveva lampeggiare, cazzo, mai che funzioni qualcosa…

Giangiorgino diceva: lo conosci quel comunistone di ciarrapico? Giangiorgino diceva: lo conosci quel filantropo di berlusconi? Giangiorgino diceva: le conosci quelle new romantic delle mogli e fidanzate dei calciatori? Giangiorgino diceva: siamo proprio sicuri che mi chiamo Giangiorgino? Guardate che Giangiorgino non era proprio del tutto scemo. Mica vero che non capiva le cose. Capiva alla rovescia, il che è parecchio diverso. Chi non capisce un cristo è come un portiere che non rinvia il pallone perché non sa che in mano ha un pallone e che lo deve rinviare. Giangiorgino il pallone lo rinviava. Di tacco dentro la propria porta. Giangiorgino dunque capiva eccome ma capiva all’incontrario: era convinto che quando i ragazzini piangono la madonna si turba mas. (Ah, dici che questa è brutta? Perché, non è un po’ più brutto terrorizzare i fanciulli con l’assurdo ricatto delle lacrime al sangue della signora Assunta, che se esiste avrà ben altro su cui frignare, che non le loro innocentissime seghette?) Giangiorgino diceva: ma perché il free space non lampeggia?

Ecché ti ci metti anche tu?

Ma Giangiorgino soprattutto diceva: come cazzo si fa a chiamarsi Giangiorgino?

Quando incontrai Mordilla, la vampirla mordiglande, ufficialmente mancavano 7 secondi al mio suicidio. Solo che non avevo ancora deciso come ammazzarmi e avevo così dovuto per forza di cose interrompere il candàun. Non avevo in casa un’arma degna di tal nome. A militare c’erano i Garand che sono fucili efficaci giusto giusto se ti ci spari in bocca, ma non avevo pensato a fregarmene uno: ero ventiduenne e la vita mi sorrideva col suo falso sorriso, la stronza. Era solo dopo, a ventidue e un giorno, che avevo cominciato a soffrire di depressione ai piedi davanti. Impazzire di vita civile!, auguravano quelle rane invidiose a noi congedanti, ma avevano ragione. Se sei un povero cristo nonviolento disarmato, sono cazzi suicidarsi. Quale il sistema più sicuro? Pensai ad un sapido cocktail di diazepam, lorazepam e parmigianato di potassio come antipasto, e come secondo e ultimo saltando il primo una bella dose letame di hamburger da Mc Dollar. Dopodiché, così impasticcato e impesticchiato, ficcare la testa dentro il cellophane, e nello stesso tempo buttarmi dalla finestra impiccandomi in volo (e pazienza se abito allo zeresimo piano, non si può avere tutto, come diceva mio nonno che era ermafrodita tettuto cazzuto ma senza mignoli dei piedi), assestandomi di tanto in tanto per maggior sicurezza una cospicua dose di roncolate al tungsteno sulla testa. Poi ci ripensai. Non si addiceva al mio carattere, morire da esagerato, da sborone, da autospaccone che urla al mondo Hey guardate, poveri fessi, io sì che so farmi fuori come si deve! Nel frattempo avevo già preparato i bigliettini d’addio. Indirizzati a nessuno perché avevo finito gli amici, e i parenti mi stavano sullo stomaco peggio dell’hamburger. E allora perché scriverli, direte? Perché sì. Ci sono cose che si fanno e basta. Siamo più conformisti di quanto sembri. Voi di sicuro. Uno diceva: chi mi trova per favore dica in giro che mi sono sparato: è più affascinante, sa tanto di Hemingway. Uno diceva: mi sono suicidato per alcuni motivi, ma non ve ne dico neanche uno perché mi state sui coglioni. Uno diceva: un racconto “di” ziniaginnestra è più mio che suo, ma non sto accusando lei, sto chiedendo scusa a voi. Uno diceva: un capitolo di arrigofrizzi l’ho digitato io, però sotto dettatura (non di arrigofrizzi). Uno diceva: se non la smetto con queste rivelazioni, va a finire che invece di suicidarmi mi ammazzano. Uno diceva: che cazzo continuo a cacare bigliettini, che tanto berlusconi vi ha già resi tutti analfabeti? Poi Mordilla disse: perché ti vuoi suicidare proprio adesso che finalmente ci sono io a rendere la tua vita più mordace?

In effetti… :-)


FREE SPACE: incolla qui il tuo pelo pubblico più artistico e frastagliato,

oppure grida furtizzimamente “passo!”


Non sono certo un militarista, eppure solo sotto naia ebbi la mia utilità, il mio bel perché, solo lì non fui esistenzialmente parlando l’inutile futile caccola che fui prima e furvessi stata dopo, solo lì non mi trattarono come una puzza dei piedi.

A militare lavoravo all’Ufficio Carteggi Zegretizzimi (UCAZ) della Sezione OAI (Ordinamento, Addestramento, Imboscamento) lassù al comando centrale della caserma operativa. Nomi ne farò pochini, tanto se vi dico che quello del Comandante era Vadacca e che tutti gli ufficiali e sottufficiali lo chiamavano Vadaccaccà voi non ci credete, pensate sia una delle solite invenzioni scatologiche per le quali mi si ritiene fissatello. Più che altro battevo a macchina i menu. Tutti i martedì e giovedì e venerdì e domenica a meno che non fosse pasqua piombava lì in ispezione annuale straordinaria il generale Pechinese. Antipastini misti piemontesi, agnolotti al sugo di lepre, pernici in agrodolce ai mirtilli e kirsch, paté di patate potate petit, formaggio di fossa con miele di castagno, frutta di stagione, frutta secca, frutta sciroppata, meringata con panna montata e marron glacées, caffè, ammazzacaffè, sigaro cubano, ammazzasigaro, ammazzachestomaco, carta dei vini a parte, quella la batte a macchina il mio collega il geniere Rognauro detto anche Del Coso per via del suo rarissimo tic verbale, qualsiasi cosa tu gli chieda lui ti risponde Del Coso, però per il resto è quasi normale, a parte gli occhialoni quadrati del coso e la faccia da rospo del coso dei cartoni animati del coso e il fatto che pur essendo uno studente maschio ventottenne di geologia del coso un po’ fuoricorso pare una geologa femmina però coetanea della mia bisnonna del coso e che di geologia come di tutto il resto del coso non ci capisce un Coso (quindi farà strada, perché se non l’aveste capito questa storia triste si svolge in un tristo paese del coso chiamato italiA).

Venivano schierati ad accogliere con tutti gli onori il generale Pechinese la guardia armata (vabbè, le guardie coi Garand, non stiamo a sottilizzare), l’ufficiale di picchetto con la fascia blu di traverso sul petto, e in rappresentanza del comando il Tenente Colcappello Stitighezza della sezione Intelligence che gli baciava l’anello, nel mentre che i sottufficiali Bove Giovinco e Lavacca (tutti veri) gli passavano una bella leccata sul cinturone.

OK, giovini, ma quando si mangia?, sbofonchiava impaziente il generale Pechinese.


FREE SPACE: fa’ un po’ tu, possibile che le idee debba averle tutte muà?


Giangiorgino da bambino era giovanissimo. Giangiorgino era anche un po’ figliuzzo di puttana, ma solo per parte di madre. Giangiorgino nell’adolescenza era così bruttino che le ragazze lo chiamavano Lo Spaventapassere. Finito di rompere i coglioni con questo Giangiorgino? Ok, ora la smetto. Peccato però, mi ci stavo affezionando.

Un tropposessuale è una persona parecchio complicata e a detta di taluni (invidiosi) esageratella. Nella variante del vostro Mario Véronique Sorensen Puddu, detta Variante Varia, al malato di mente in questione piacciono in ordine sparso le donne mature e maturotte, i ragazzi, le ragazze, gli angeli se esistessero, i transex diciottenni che per fortuna esistono, le tigri, le pantere nere, le aquile reali e i pettirossi. Vigliacca se uno solo di questi ci fosse mai stato, voglio dire senza pagare, almeno per un succhiotto. Eppure ero un bello stangone. Ma lo chiedevo male. Sbagliavo gli approcci. Usavo trappole per pettirossi per catturare le tigri, ottenendo come unico risultato quello di farle parecchio incazzare. Andavo in cerca di bei fichetti lassù dentro i nidi delle aquile, e anche le aquile s’incazzavano come bestie, e dalle uova quando riuscivo a ciularne qualcuna o qualchedue non uscivano ragazze in tanga ma aquilotti del cazzo, o al massimo, il più delle volte, frittate.


FREE SPACE: fai seccare qui il tuo petalo di petunia anche se è già secco da far schifo, e poi ricordati di gettarlo nella raccolta differenziata oppure mangialo


E adesso eccomi con Mordilla, che in fatto di succhiotti aveva idee non del tutto innovative ma in compenso alquanto minacciose. Erano secoli che sognavo d’incontrare qualcuno a cui dedicare le parole di Vieni a vivere con me di Luca Carboni: “Potremmo dirci certe cose da far accapponar la pelle, potremmo fare certe cose che ci fucilano alle spalle”! Ero stufo di scialba normaluzzità. Ma con Mordilla si va ben oltre, e mi sa che a me mi fucileranno alle palle (sempre se sopravvivono alla vampirla, che di preferenza morde il glande, ma non solo). In fondo, provare strane esperienze è un vizio di famiglia. Mio nonno per esempio andava a letto con le galline, perché pensava che così avrebbero fatto le uova più grosse. Il mio bisnonno invece non è mai esistito e questo spiega e se non capisci rispiega e se non capisci rispiega e se non capisci vaffanculo come mai la mia vita sia un fortuito paradosso cazzo-temporale senza ombrello (sans parapluie potrebbe dire un francese anelante farsi affari miei, e io potrei anche rispondergli male). Poiché per chi non l’avesse capito la vita è uno scherzo del cazzo. Nel frattempo tirava aria di leggero razzismo, in paese, ma proprio appena appena un zichinìn. Lo capii quando ricevetti l’opuscolo Sto Paese Informa che diceva che in paese erano immigrati 72 marocchini, e a ruota il giorno dopo arrivò il numero zero di Sto Paese Inforna che malizioso si chiedeva: “Quali marocchini?”.


FREE SPACE: urlami qui il tuo barbarico SGRUNT


Mordilla, la vampirla mordiglande, era una persona molto istruita. Era l’unica al mondo ad avere quattro diplomi di quinta elementare conseguiti in quattro scuole diverse. Appena diplomata tornava a iscriversi alla prima elementare, perché sosteneva che l’istruzione che ti danno le Elementari non te la dà nessun’altra scuola, e forse almeno dalle nostre parti è davvero così. Dalla mia maestra ho imparato tante belle cosine, dai miei docenti universitari ho imparato solo che conveniva comprare a caro prezzo il libriccino di 26 pagine scritto da loro perché le domande all’esame le prendevano solo e tutte da lì. Mordilla m’insegnò cose davvero fondamentali, come il fatto che uno sciatore è quasi sempre sci-munito, che la porcellana non si ricava dalla tosatura dei maiali, che la demenza senile non è quando alle donne impazziscono le tette, e che per tre punti non allineati passa una e una sola circonferenza, quindi ne passano due: “Salve, sono Una”; “Buongiorno, sono Unasola”. Spazzò via dalla mia mente molti altri dubbi e inesattezze, anche se a volte le parole delle sue spiegazioni non è che mi arrivassero molto chiare e decifrabili, poiché Ella spiegava senza mai smettere di pasteggiare avidamente con la punta del mio cazzo. (Opssss: si potrà scrivere “punta”?)

Ma che goduria, con Mordilla. Che male, però. Però che goduria.

2 commenti:

  1. ho riso da pazzi! non so nemmeno cosa citare di più divertente, non vorrei qualche idea s'offendesse.
    dico solo che il garand ha spostato il racconto nel genere grottesco più di ogni altra cosa, a ragion veduta: ci ho sparato anch'io e la direzione del proiettile era più aleatoria di un ospite a villa certosa! :D

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  2. Io al poligono, per non farmi inutilmente del male con quel residuato bellico, tenevo la faccia ben lontana dal mirino... Se lo vengono a sapere mi addebitano, con gli interessi, i proiettili sprecati. (E magari chissà quanti centri ho fatto senza volerlo e senza saperlo, dal momento che i risultati venivano poi italianamente buttati giù a casaccio, due centri a Tizio, tre a Sempronio...)

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