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"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
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mercoledì 11 novembre 2009

Neurodelizia (9)



eativ mulucirruC


In punto di morte stabilii che era ora di smetterla di cadere dalle scale e tornai su in ufficio a ritroso con la testa riaggiustata a pensare che forse potevo scendere un attimo a prendere un caffè al bar. Trombai la puta, poi mi svestii e andai fuori dalla porta per bussare. Quindi le telefonai, tirando a indovinare il numero che non avevo ancora letto nell’annuncio perché piccoletrasgressioni non l’avevo ancora consultato. Divorziai da mia moglie perché era una stronza, poi la sposai perché ormai l’avevo inguaiata, e qualche mese più tardi l’incontrai per la prima volta e siccome come sempre succede era molto buio e lei truccatissima e io parecchio miope e ubriaco e fatto e le luci stroboscopiche spezzettavano il cosmo in segmentini fradici di roba pazza che strumpallazza dentro cangianti riflessi d’artificio sghimbesci e multicolor limonaranciovioletti e talvolta smeraldazzurri a stento reggendomi in piedi da bravofesso mi dissi, Hey guarda un po’ questa qui come sembra carina e intelligente e simpatica, non lasciamocela scappare! Questo un po’ prima di rompere con la mia precedente ragazza. Io premevo molto per la reciproca restituzione delle regalìe invece lei era tendenzialmente contraria. Così ella si tenne il diamante per sempre e il collier e la pelliccia e gli orecchini di zaffiro, e in compenso nessuno ch’io sappia mi chiese indietro la pipa di radica o avanzò pretese circa la cravatta fucsia con su autogatto e mototopo che fraternizzano fuori scena. Fu in compenso con grande goduria che mi gustai la juve in serie B, ma poi scoprirono che i suoi dirigenti erano farabutti mafiosi e la premiarono con vari scudetti, mentre all’inter venivano di nuovo tolti a uno a uno e moratti si ruppe il cazzo e ceduppe la squadra a pellegrini il quale subito dopo la rifilava a fraizzoli, e così ci ritrovammo con canuti in difesa e muraro all’attacco e a me mi venne un attacco di bile subito prima che mio cugino il mio futuro gastropetologo mi dicesse Diventa interista che ti divertirai come un diverticolo euforico. “Zei licenziaten, brutten strunzen!” m’informò dal canto suo il vicepresidente nonché boia nonché figlio del padrone della Dental Deutcheland Dubai. Solo in seguito a ciò gli rivelai che i suoi prodotti non riuscivo a piazzarli perché erano scheisse e costavano pure troppo cari. Allora lui mi assunse, peraltro su raccomandazione di mio zio. Dopo il congedo cominciò il servizio militare. All’inizio battevo la fiacca e dicevo mo guarda che pacchia, ma più si andava avanti e più tutti si comportavano da nonni e da stronzi e mi sottoponevano a soprusi e angherie, e proprio la mia ultima sera guardai fuori dal finestrone dentro il nero senza stelle della notte e mi sentii perduto e solo, e con un groppo in gola pensai veramente di farla finita. Poi per fortuna la naja finì, ma io non so perché mi cagavo sotto all’idea che di lì a poco sarebbe cominciata. Indi l’Università, così noiosa e deludente all’inizio, al punto di pensare di ritirarmi, così fertile di frementi speranze all’epilogo, al punto di pensare seriamente d’iscrivermi! Me ne andai al mare sbattendomene le balle di aspettare i risultati dell’esame di maturità, ma poi lo superai ancor prima di sapere che mi ci avevano ammesso col massimo dei voti. A sedicianni ebbi una brutta sbandata per una persona che poco tempo dopo neanche conoscevo. Dopo l’inizio del liceo affrontai l’esame di terza media e mi diedero OTTIMO prima che avessi modo di dire beh. Bah! Alle elementari mi trovavo bene, ma il passaggio all’asilo fu un trauma per via delle suore. Mi beccai un raffreddorone che per poco non faceva di me un neonato moribondo, ma tutto passò non appena uno stregone mi puciò nell’acqua ghiacciata in una chiesa umida e piena di spifferi dicendo Mario Veronique, io ti battezzo anche se questo tuo nome mi fa senso, ci rivedremo quando sarai un chierichetto succulento con le sue belle coscette sante. Ma il mio vero cruccio è la fine. La fine, cacchio. Che imbaracchio! Non avrei mai immaginato di ridurmi così. Mi vergogno tanto tanto. Me lo permetteranno, i signori della censura, di ragguagliarvi senza depistaggi su come finì la mia vita? Dico, ma che diavolo mi sarà preso? Che diavolo mi sarà preso per buttarmi a piedi uniti (che per ironia della sorte è pure fallo, ma fallo da espulsione!) dentro la vagina di mia madre, con tutti quei guardoni e guardone in camice bianco che stazionavano d’attorno?

Comunque là dentro si stava da dio.


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