"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

mercoledì 23 settembre 2009

Anche ai fringuelli girano le balle



Sparatevi

a st'uccello!



Una delle mie vignette preferite è di Bruno Bozzetto. L’ho qui davanti a me, ingrandita e colorata. “Mamma!Mamma! Ho visto un verme!”, dice un tenero volatile protendendosi da un ramo verso un lombrico. “Anch’io…”, borbotta un accigliato signor Rossi guardando l’uomo che si accinge a fucilare l’intera nidiata. Non voglio dire che la caccia, quando regolamentata e praticata in modo civile, sia il Male Assoluto (ma vi si avvicina molto quel merdoso bracconaggio con trappole che provoca non solo stragi ma anche imperdonabili sofferenze e torture). E ammetto che sull’argomento sono prevenuto, in parte per una mia esagerata sensibilità (da piccolo protestavo e piangevo per una tremenda canzoncina che finiva con la fucilazione di un uccellino) in parte per delle cose che mi sono capitate. Ma andiamo con ordine.


ANNI OTTANTA. A soli 22 anni mi conquistai non so come una pagina tutta mia come opinionista (non pagato) su una rivista locale di buon livello. Chi frequenta anche solo di sfuggita il mio blog, sa com’è il mio stile: irruento, provocatorio, diretto. Se penso che scrivendo una cosa non farò incazzare nessuno, cosa la scrivo a fare? Be’, attaccai Komeini e non mi successe niente. Attaccai la Democrazia Cristiana e non mi successe niente. Attaccai certi cuor di leone che sparavano col fucile ai pettirossi, e venni subito richiamato all’ordine. Questione d’inserzionismo: gli Ayatollah dell’Iran non pagavano spazi pubblicitari su quella rivista varesina, qualche armaiolo della provincia sì! Tra l’altro, si trattava di un pezzo ironico scritto in forma di racconto fantastico, in cui un passero di nome Smith e un’allodola di nome Wesson inventavano delle microarmi da fuoco per difendersi dai cacciatori (il titolo era Caccia al cacciatore) trasformando così la caccia, da quell’esercizio vigliacchetto che era prima, in un rischiosissimo combattimento alla pari. Ma la cosa non piacque. Arrivò una letterina di protesta (che ancora conservo con orgoglio) con allegata meschina disdetta dell’abbonamento e dello spazio pubblicitario. Più che una protesta una tristanzuola ripicca, insomma. Dopodiché i miei articoli cominciarono a subire pesanti e immotivate censure cagasottelle (Vuoi vedere che questo stronzetto ci rovina, e ci fa perdere uno sponsor a botta?!), finché mi ruppi le balle e me ne andai. Sperimentai così, seppur su scala ridotta e localissima, come siano molto relativi i concetti di libertà di stampa e libertà d’opinione. Cosa significa scontrarsi con gli interessi di certe lobby. Cosa possono significare i cosiddetti “gruppi di pressione”.


ANNI NOVANTA. Qualche tempo dopo, una maggioranza record di votanti si espresse per limitare certe assurde prerogative dei cacciatori, tra cui, se non ricordo male, quella del libero accesso ai fondi privati altrui per il loro killeraggio “sportivo”. Ma la regoletta italiota del quorum fece naufragare quel referendum (che prevedeva anche la messa al bando di certi pesticidi altamente cancerogeni, nel caso agli elettori fosse stato a cuore il salvataggio di qualche vituzza umana…) referendum che, beffardamente, sfiorò di pochissimo il fatidico 50% ma non lo raggiunse, grazie al solito astensionismo sudista e agli atti di prepotenza di quelle brave persone che avevano bruciato impunemente nelle piazze centinaia di certificati elettorali (non soltanto i loro, ma anche quelli di parenti succubi e amici complici).


OGGI. Domenica scorsa, su molti giornali, un’inserzione della Lipu dall’inequivocabile titolo “NATURA. A QUALCUNO PIACE MORTA.”, ci informa del fatto che la legge 157/1992, l’unica che tuteli almeno un po’ la fauna selvatica nel nostro paese, sta per essere smantellata. Pare che i nostri illuminatissimi parlamentari, e in particolare un onorevole galantuomo di nome Orsi, abbiano in mente di permettere, nel paese che ha per patrono, ironia delle ironie, San Francesco (no comment) le seguenti nefandezze: uccelli usati come esche vive; caccia dopo il tramonto; riduzione delle aree protette; caccia nelle zone incendiate e lungo le rotte migratorie; allungamento della stagione venatoria; caccia alle oche, alle peppole, ai fringuelli; limite di età per cominciare ad assassinare uccellini abbassato a sedici anni. (Per maggiori informazioni, www.lipu.it ).


Mi piacerebbe aggiungere qualche meritato e pittoresco insulto, ma stavolta sono costretto a deludervi: ci sono casi in cui persino io rimango senza parole.

1 commento:

  1. Notevoli e soprattutto simpatici Smith & Wesson !
    Comunque io non mi preoccuperei troppo per gli animali,prima che torni di moda la caccia alla selvaggina dovrà passare il periodo attuale di caccia all'immigrato.Poi la caccia all'ebreo,la caccia all'ateo,la caccia allo scienziato,e in concomitanza con tutte queste,la caccia alle streghe!

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